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Alessio Gensano

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Alessio Gensano
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22 anni di carcere da innocente: la storia di Giuseppe

mar 06 mar alle 21:07 - visite 3.047 - commenti 3

Una delle notizie più sconvolgenti degli ultimi giorni è stata diffusa circa una settimana fa dalle Iene, un'altra mesta storia di "Giustizia" all'italiana: Giuseppe Gulotta, accusato per la strage del 26 febbraio 1976 avvenuta ad Alcamo Marina nella quale morirono due carabinieri giovanissimi, è stato assolto poichè estraneo al fatto, dopo soli 36 anni di incubo e 22 di carcere effettivo da innocente!
Al momento dell'interrogatorio preliminare, il giovane Gulotta fu chiuso in una stanza con circa una decina di carabinieri che, dopo averlo legato alla sedia lo massacrarono in tutti i modi possibili, dai pugni in faccia alle scariche elettriche sui genitali, dai calci nei reni fino addirittura ad urinargli addosso affermando a gran voce :" Tu sei solo una merda e se non parli stanotte non parlerai mai più...". Cosa mai volete che sia successo dopo quella fatidica notte? La confessione ovviamente. Più tardi raccontò tutto ai pm a riguardo dei metodi poco ortodossi utilizzati per ottenere la confessione, ma quelli fecero finta di non sentire e non aprirono mai un'inchiesta o un procedimento disciplinare. Nel frattempo altri due allora ragazzi che stavano per compiere lo stesso destino del malcapitato, capirono bene che quel processo avrebbe potuto distrugger loro la vita e pensarono bene di fuggire,tra un processo e l'altro, in un posto dove non potessero essere perseguiti e ovviarono quindi per diventare rifugiati politici in America Latina.
Lo scempio ovviamente non finisce qui; mentre il Gulotta veniva processato con la certezza ormai matematica che la sua vita da uomo libero era finita la notte dell'interrogatorio, un giornalista iniziò ad indagare da solo e ritrovò materiale sufficiente per la scarcerazione e il proscioglimento da tutte le imputazioni, ma venne fermato dal colonnello dei carabinieri Russo, che lo accusò, impedendogli di poter testimoniare;otto mesi dopo il giornalista fu trovato impiccato nella sua cella. Il colonnello Russo, quasi come se fosse destinato a seguire la sorte di queste tristi coincidenze, morì a Corleone qualche mese dopo, brutalmente assassinato.
Giulio Golia delle Iene, nella sua intervista, metteva in risalto la forza di volontà di quest'uomo, che anche se privato della libertà, della giovinezza, della dignità, ce l'ha fatta a resistere per raccontare la sua storia, ce l'ha fatta a non piegarsi a questo discutibile sistema e forse, come credo si augurino tutti , ce la farà ad iniziare da capo la sua vita, una vita migliore di come l'aveva lasciata da libero. Negli occhi di quest'uomo traspare in una maniera più che tangibile una voglia di riscatto, quella voglia di risorgere dalle proprie ceneri, e anche la voglia di ringraziare l'ex brigadiere Renato Olino, che sebbene abbia aspettato più di trent'anni per raccontare la verità su quella notte dove venne firmata l'ammissione della strage, è stato la chiave per la scarcerazione decisiva del Gulotta.
Ebbene sì, ha aspettato 30 anni. Nell'intervista, chiaramente a disagio per la propria codardia, diceva che prima di poter denunciare l'Arma ha dovuto uscire dal giro; la causa che ha scaturito la confessione che ha salvato l'ingiustamente accusato è stata "non riuscivo più a dormire la notte: per trent'anni ho avuto quell'incubo ricorrente". Ora Olino è veramente fuori da quel giro e dirige una Onulus in Campania per la difesa dalla mafia, un'iniziativa difficile che gli garantirà di dormire sonni tranquilli e forse che gli ripulirà un po' la coscienza.
Credo personalmente che un risarcimento milionario non sia neanche lontanamente paragonabile al danno subito da quest'uomo: nelle carceri italiane avvengono ogni giorno atti di scelleratezza a volte dettati dalla follia di per sè, altre volte dettati dalla rabbia repressa generata dall'impotenza che si ha nei confronti della giustizia, quella giustizia sterile e irremovibile che una volta che ti ha bollato, è finita. La giustizia italiana oggi deve superare molti dei problemi che la attanagliano se vuole svegliarsi,deve iniziare a parlare meno e ad agire di più, deve depoliticizzarsi, deve garantire l'equità e l'imparzialità dei processi poichè non possiamo vantarci di essere uno dei Paesi più sviluppati del mondo se poi ci permettiamo il lusso di dare giudizi vari ed eventuali. Parlandoci chiaramente, quanti di voi avrebbero tenuto duro per 36 anni, senza mai pensare al suicidio? Nessuno! Improponibile è l'unica parola che mi viene in mente per descrivere la tragedia che ormai ha marchiato quest'uomo a vita. Se il povero Olino ha ritrovato da poco il sonno, immaginate la tragedia che vivrà per sempre Giuseppe Gulotta, accusato ingiustamente ed incarcerato perchè ha avuto il coraggio di non scappare verso lidi sereni come gli altri due per affermare che la sua innocenza sarebbe stata tale in Italia come in Argentina o in Brasile, con la semplicissima differenza che la avrebbe potuto VIVERE.
Sapete cosa? Anche se è triste da dire,forse io sarei fuggito (come avremmo fatto tuti credo), avrei fatto un po' come Cesare Battisti che il carcere italiano non sa nemmeno come è fatto per sua fortuna e che, al di fuori di innocenza o colpevolezza, ha preferito guardare da lontanto cosa succedeva nell'inferno della Iustitia tricolore. Abbiamo creato noi il diritto per eccellenza e ora ci stiamo dando la zappa sui piedi. Cari giudici, destatevi dal sonno della giustizia, e fate bene quello che dovreste saper fare, o altrimenti licenziatevi, tanto ormai sembra di essere nel far west con o senza di voi!

COMMENTI
Costanza Testa scrive:   ( mer 07 mar alle 16:15 )

sinceramente, dalla mia opinione, credo ke tu te la cavi a scrivere...vedendo i tuoi ultimi articoli....! Bravo! ;D ciao! :D

Alessio scrive:   ( mer 07 mar alle 16:49 )

Grazie mille ;)

Costanza Testa scrive:   ( sab 10 mar alle 14:18 )

;D ciao!

 

commento

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