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Adriana Savoca

IL MIO PROFILO

Adriana Savoca
Messina
03 dicembre 1953
sposato/a

luogo di residenza
Scanzorosciate (Bergamo)

Docente
istituto comprensivo F.Nullo
Scanzorosciate (Bg)

GIORNALE WEB

componente del giornale web
Articolo ventuno
diretto da
Adriana Savoca
Secondaria I°
Istituto Comprensivo "F. Nullo"
di Scanzorosciate (BG)

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Una QUESTione abbastanza complicata...

lun 23 gen alle 16:28 - visite 2.543

Ogni anno, in quanto alunni, ci sentiamo dire quanto sia davvero importante il rispetto delle leggi, quanto davvero esse influenzino il nostro vivere comune e il nostro senso di civiltà. Quando si è piccoli è facile ubbidire a ciò che ci impongono i “grandi”: sta buono a tavola, non metterti le dita nel naso, sii un bimbo/a educato/a...c'è un limite invisibile che costituisce la differenza fra il “rispettare le regole” e “credere nel valore delle regole”.
Questo limite delimita inesorabilmente il grado di maturità dell'individuo, ovvero quel fattore che tanto occorre per crescere. Per crescere bisogna diventare maturi, e si matura rispettando le leggi.
Può sembrare un passaggio logico di facile accesso, ma in realtà non lo è. Basti pensare, infatti, che molta gente, seppur adulta non sa dare una risposta intelligente alla domanda “perché esistono le leggi?”.
È proprio questa la domanda alla base dell'incontro con i rappresentanti della polizia di quartiere, due semplici pezzi di un puzzle molto più ampio ma spesso invisibile, oppure etichettato sotto la voce “male”.
Quante volte i poliziotti fanno la figura dei guastafeste, per non dir di peggio? Quante volte si sentono critiche contro il sistema giudiziario dell'Italia?
Eppure, se davvero si pensasse prima di aprire bocca, si scoprirebbe che ancora non siamo un Paese così da buttar via nel campo del rispetto delle leggi come molte volte i media fanno passare o, perlomeno, non lo diventeremo finché ancora esisteranno persone come quelle che abbiamo avuto l'onore di incontrare durante la prima lezione didattica e poi di rivedere durante la visita alla Questura, ancora pienamente convinte che la Costituzione non sia solo un pezzo di carta su cui segnare la spesa.
Ma procediamo con ordine.
Come in tutte le esperienze, bisogna avere almeno una base teorica per poterle affrontare al meglio, o, perlomeno, per poterle apprendere. Ecco perciò la visita, come già detto prima, di due poliziotti operanti nella provincia bergamasca sotto il Dipartimento della Polizia dei Quartiere.
Si parte con una domanda, quella che si pone al centro di tutta la questione: cos'è una regola?
È una di quelle domande che spesso si danno scontate, sopravalutate, come una verifica estremamente facile che viene ignorata. Ma poi eccoci qui con la verifica con scarso livello di difficoltà che si tramuta in un ragionamento intricato e pieno di svolte.
La risposta, semplificata al massimo, è essenzialmente questa: la regola è una convenzione civile che impone ad ogni cittadino cosa fare o cosa non fare. Essa ha dei limiti di territorio, che sono imposti dai confini statali o dai confini delle ambasciate del Paese in stati stranieri. Ecco che però cui sta il trabocchetto: e se una nave, per esempio, italiana si trova in acque straniere? Provate a rispondere mentalmente.
Se mi avessero fatto questa domanda un mese fa avrei certamente dato la risposta sbagliata un nave infatti, per quanto si trovi in acque straniere, è sempre soggetta alle leggi dello Stato di appartenenza.
È arrivato poi il momento di discutere, dopo aver affrontato il dove e il cosa, è arrivato il momento di trattare il chi. Ed a questa domanda la risposta è facile: chiunque si trovi nel territorio del Paese. Ma quello che forse non tutti sanno è che esistono limiti di età, un po' come per quando si tratta di scivoli negli acqua-park.
Il primo limite è a 14, sotto quell'età non si è imputabili, nel senso che non si può essere giudicati per qualsiasi reato commesso. Perciò che aspettate? Impugnate coltelli e armi fintanto che potete e divertitevi con i vostri professori! Eh, già, perché a quattordici anni finiranno i giochi: da quell'età si è imputabili da un Tribunale dei Minori e si può rischiare di finire in un centro che, comunemente, viene chiamato prigione minorile. Dopo i diciotto potete anche del tutto scordarvi l'idea in quanto sarete totalmente responsabili di ogni singola vostra azione.
Detto ciò i due poliziotti ci hanno spiegato, in maniera rapida, in cosa consistono alcuni articoli del Codice Penale, per esempio cos'è un'estorsione.
Ma, se dopo la visita dei due agenti avevo i pensieri ingarbugliati, dopo la visita alla Questura di Bergamo di certo non erano più chiari.
Per prima cosa, cos'è una questura? Beh, è come l'ufficio da cui la Polizia tiene sotto controlle le operazioni e l'ordine pubblico della Provincia. Per intenderci, l'ultimo posto in cui un ladro vorrebbe finire.
Ed ora devo per forza fare la figura della sapientona perché, come ho detto prima, per vivere un esperienza e per capirla bisogna per forza avere almeno un paio di nozioni teoriche.
La Questura di Bergamo si trova in città ed è piuttosto anonima come costruzione. A dire la verità non vi ci fermereste se non fosse per i grandi cancelli grigi che danno tanto l'idea di prigione.
Appena entrati, veniamo accolti nell'aria di aggiornamento, una grande sala con uno schermo praticamente piatto,animata da un'enorme dipinto realizzato dagli alunni della prestigiosa scuola superiore del liceo artistico Fantoni. Esso, come molti quadri, racconta con delle immagini la storia fatta di sangue e vittorie della Polizia.
A partire dell'enorme pantera blu che rappresenta la Polizia stessa e che si trova stampata anche sulla volante, seguita dall'enorme numero blu 113 e dalla giustizia bendata con la spada. Nel guardare questo dipinto si può capire quanto amore ci sia realmente dietro ad ogni pennellata, all'amore che ogni giorno persone senza volto mettono nel loro lavoro per tenerci al sicuro. Personalmente penso di aver capito finalmente cosa intendeva dire Foscolo ne I Sepolcri: A egregie cose, il forte animo accendono l'urne de' forti...mi piace pensare che quel dipinto rappresenti per la gente che lavora lì una fonte di forza. Con tutte le cose che vedranno attraverso quel lavoro, credo che di forze gliene serva molta.
Dopo una piccola presentazione del programma, partiamo con la visita. Prima tappa: conoscenza con la volante e con la motocicletta.
Sarà che di cose queste macchine ne hanno viste, ma sembrano davvero degli oggetti pieni di storie da raccontare...e credo che nessuna di esse possa definirsi bella.
La storia della volante assomiglia in un qualche modo a quella di Babbo Natale: entrambi all'inizio erano sconosciuti, per così dire, la prima era una normale auto comune pitturata mentre il secondo era solo uno dei tanti santi. Poi BUM, la prima è diventata un'auto speciale, costruita apposta per gli agenti, con vetri blindati, portiere posteriori blindate peggio di certe casseforti e con le radio ricetrasmittenti già installate, mentre per quanto riguarda il mitico Santa Clouse, beh, lì c'è stato lo zampino della Coca.
Auto e moto sembrano sorelle, entrambe bianche e blu/azzurro, entrambe con le sirene e con le radio, entrambe con le luci che mandano tanto in visibilio i bambini.
È stato poi il turno della visita al poligono di tiro: un lunghissimo corridoio insonorizzato con delle postazioni di sparo all'estremo. È forse il miglior luogo per un omicidio perché, potete urlare finché volete, ma nessuno vi sentirà mai. I poliziotti hanno l'obbligo di doversi esercitare almeno tre volte all'anno al poligono e, con tutti quei buchi che indicano spari sbagliati, il posto mette davvero molto timore.
Altra tappa: il laboratorio della Polizia Scientifica.
Uno di quei posti che ti fanno sembrare ignorante, perché sembrano pieni di informazioni e conoscenze che tu non hai. Ci hanno mostrato come prendono le impronte e come poi le archiviano. Ci hanno mostrato come prelevare degli indizi da una finestra e ciò mi ha accollato la strana sensazione che, qualunque cosa facessi, loro lo sapessero.
Dopo questa parentesi ci hanno mostrato la sala operativa, il cosiddetto cervello delle operazioni, in quanto è il posto in cui si prendono le chiamate, si verificano le segnalazioni.
E non temete perché anche lì ci sono le prigioni! Sembra sempre che le descrizioni della puzza siano esagerate ma, fidatevi, non lo sono affatto, anzi, direi che molti particolari mancano.
Per esempio la descrizione delle scritte incise sulle pareti o la puzza che emana il gabinetto.
Dopo di ciò siamo tornati , a malincuore, a scuola.
E beh, forse con un po' di senso civile in più.
Brighenti Marta

 

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