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Isabella Dallapiccola

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Isabella Dallapiccola
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24 luglio 1969
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Il paradosso e la salute nello sport

ven 14 gen alle 10:34 - visite 602

Pur avendo molti vantaggi per la salute psicofisica l’attività sportiva, può portare a molti problemi sia fisici sia mentali specialmente a livelli professionistici. Spesso l’atleta non è consapevole che dietro al successo si nasconde l’insidia del rischio del possibile fallimento o comunque dell’incapacità di mantenere un livello così elevato di standard prestazionali. Da un punto di vista statistico, infatti, la prestazione talentuosa costituisce un evento assolutamente eccezionale e poco probabile. Se mancano le prestazioni di alto livello l’atleta, si sente emotivamente “inferiore” rispetto a chi ha avuto più successo. A questo punto l’atleta intraprende inconsciamente il cammino verso l’insuccesso. In questo pericoloso percorso si trovano insidie di varia natura, di cui abbiamo analizzato attentamente il problema del paradosso, o meglio della costruzione delle situazioni paradossali in cui si possono trovare gli atleti. Il termine paradosso deriva dal greco e significa “che va contro l’opinione corrente” oppure “contro l’apparenza”. Un esempio concreto di un’atleta in una situazione paradossale potrebbe essere quello, della campionessa olimpionica sui 400 metri piani a Sydney 2000,due volte vincitrice del mondiale,Cathy Freeman. Abbiamo trovato, in un testo di Manuela Ausonio: “Bambini infiniti”, che l’atleta australiana si è trovata a fronteggiare una situazione in cui la descrivono pigra, lenta e tendente alla pinguedine. L’atleta, nonostante l’indubbio successo è accusata di pigrizia e lentezza perché “aborigena”. L’atleta del giorno d’oggi pretende giustamente rispetto e considerazione da parte della Federazione e dall’allenatore; egli non vuole essere escluso dalla gestione dell’attività sportiva che lo riguarda. Questa necessità di dialogare e pianificare insieme pone non pochi problemi di comunicazione fra l’atleta e l’allenatore; quest’ultimo tende a non considerare le esigenze dettate dall’evoluzione emotiva e cognitiva del giovane agonista ma a focalizzare la sua attenzione solo sugli aspetti di sviluppo motorio e di rendimento. Si rivelano di grande utilità incontri di gruppo fra atleti e allenatore, fra allenatore e dirigenti, fra atleti di una stessa squadra quando ci sono questi problemi di dialogo fra giocatori. Abbiamo visto che sicuramente lo sport fa bene alla salute, ma a livelli molto alti come la serie A di calcio e di pallacanestro può portare a gravi problemi perché gli atleti cercano sempre la perfezione del loro stato fisico. Anche nel gioco di squadra e non solo negli sport individuali, troviamo esempi di paradosso, uno l’ha portato Maradona, che per migliorare le sue prestazioni cominciò ad assumere cocaina. Le sue prestazioni, effettivamente, all’inizio migliorarono perche questa sostanza dava molta concentrazione in più e non percepiva la fatica. Dopo poco però, si ebbero molti effetti negativi. Questo non vuol dire che tutti i giocatori a quei livelli usano sostanze stupefacenti ma che ci sono stati e ci sono tuttora molti casi di questo genere. Il mondo dello sport insegna molte cose come l’educazione, la disciplina, il rispetto, la socializzazione, ma alcune volte, psicologicamente, può portare dei disturbi, questi dovuti alle difficili situazioni in cui si trovano i campioni. Tra gli esempi classici di paradosso troviamo il “paradosso del tacchino induttivista” : un tacchino aveva imparato che ogni mattina, più o meno alla stessa ora, il padrone gli portava da mangiare. Diligentemente memorizzava tutte le piccole differenze, finché, dopo giorni e giorni, poté essere soddisfatto di aver trovato una regola infallibile: tra le nove e le dieci di mattina arrivava inevitabilmente il cibo. Al passare delle settilmente e dei mesi la regola trova sempre conferme, fino al giorno del ringraziamento, quando il tacchino fu calorosamente invitato sulla tavola della famiglia, come protagonista dell’arrosto tradizionale. Questa è una situazione simile a quella in cui si possono trovare atleti nella loro carriera quando a un periodo fortunato segue un improvviso stop delle attività per motivi vari, come un infortunio o una squalifica.

 

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