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Isabella Dallapiccola

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Isabella Dallapiccola
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“… E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE”

lun 20 dic alle 07:56 - visite 744

Nei locali del nostro Istituto , all’inizio di questo anno scolastico è stata allestita una mostra sulla Divina Commedia di Dante Alighieri, grazie alla collaborazione incrociata tra un gruppo di venti docenti e quarantacinque studenti del Carducci, che hanno lavorato in classe e nel tempo libero per studiare e approfondire i temi scientifici legati al poema e proposti da un comitato scientifico di esperti di fama internazionale.

La mostra, realizzata dall’associazione “Euresis” e promossa dal Ministero per la Pubblica Istruzione, propone una riscoperta della dimensione scientifica nello sguardo di Dante, nella cui opera numerose sono le spiegazioni di fenomeni naturali, condotte con sorprendente accuratezza e con una sensibilità vicina a quella di un ricercatore.
Ma Dante è e resta in primo luogo un poeta, quindi l’approccio forse migliore alla mostra è l’analisi del verso scelto dai curatori per presentarla:
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Si tratta dell’ultimo isolato endecasillabo che chiude il XXXIV canto dell’Inferno e l’intera cantica e sta ad indicare l’uscita di Dante e Virgilio, dopo un lungo camminare senza posa, dal pozzo infernale (caratterizzato da subito come “aere sanza stelle”) e la loro riconquista della superficie terrestre.
Ma è interessante analizzare ogni singola parola del verso, proprio per iniziare questo percorso che come la Commedia è un viaggio, un’esperienza conoscitiva.
E: il verso inizia con la congiunzione, ad indicare che qualsiasi esperienza si riallaccia a qualcosa di precedente, è un continuum, in un viaggio ciascuno porta con sé il suo vissuto, a volte molto doloroso, ma tutto ha un valore, è ricchezza di vita ed è necessario scendere nel baratro di Lucifero per poter rivedere le stelle.
Quindi: nel testo dantesco significa “di lì”, ossia un pertugio tondo, attraverso il quale Dante e Virgilio raggiungono la superficie terrestre; possiamo quindi immaginare che le cose belle non sono appariscenti e facili da ottenere, ma si intravvedono poco a poco.
Uscimmo: di questo verbo è bello sia il significato, cioè ogni autentica esperienza conoscitiva comporta l’uscire da sé ed il confrontarsi con l’altro ( non a caso Kant ha definito una delle più alte esperienze conoscitive dell’umanità : l’Illuminismo ”l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità), sia la forma ossia l’utilizzo della prima persona plurale: un viaggio di conoscenza, come quello di Dante con Virgilio, si fa sempre in compagnia.
A riveder: il verbo sta ad indicare l’importanza della vista nella conoscenza ed in particolare in quella scientifica, perché lo scienziato fa un mestiere che non può prescindere dal vedere e tutta la Commedia è un passaggio dal “non vedere” (la selva oscura”) ad un progressivo manifestarsi della luce.
Le stelle: indicano l’emblema della conoscenza svelata e fatta visibile, ma in tutta la poesia medievale sono uno degli elementi belli del creato, scelte spesso come termine di paragone per la donna amata ( Guinizzelli) ed inoltre sono in alto e quindi ci suggeriscono quello che è forse l’invito più profondo di questa mostra: imparare a guardare in alto o verso l’alto.
La cosa più interessante di questa iniziativa resta la provocazione alla intelligenza di chi vi ha lavorato, perché la mostra ha reso possibile fare l’esperienza che Dante descrive nel XXVI canto dell’Inferno con Ulisse: “…fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguire virtute e canoscenza”. Vivere l’avventura della conoscenza come scoperta di sé nel cammino della vita, suggerito dal poeta più grande di ogni tempo , è diventato un tentativo possibile, perché ci si è lasciati condurre per mano, come ha fatto Dante con Virgilio, da “maestri” che hanno accettato la sfida di “oltrepassare le colonne d’Ercole”.

 

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