Parodia della Divina Commedia parte II

mar 07 set alle 13.10 - visite 24

Mi trovai dinnanzi a una ruina,
udivo da lontano uno strano lamento,
e mi accorsi che era una creatura alquanto divina.

Allora iniziò un piccolo tormento,
volevo conoscer quella fanciulla, per commetter di nuovo peccati carnali,
e conoscer per bene il suo maggior talento.

Notai che volava ma non aveva le ali,
solo nei punti giusti era piena,
e pensai: “non può di certo crearmi problemi e mali!”
Così chiesi: -Caro Virgilio, parlerei volentieri,
con un di quegli uomini che di qua e di là vanno,
e che sembrano essere molto leggeri,

magari di parlar con me felici saranno,
mi piacerebbe parlar con quella fanciulla che vola, ride e priega,
ma va bene anche se da me altre creature verranno.-

La mia richiesta non fece una piega,
era perfetta, perciò non vi affannate,
perché a una richiesta gentil come la mia, alcun uomo risposta niega.

Così Virgilio chiamò quell’essere benigno,
che però sembrava aver lo sguardo perso
e un tantin sanguigno.
Ma improvvisamente addosso mi cadde l’universo,
quella creatura che tanto mi dava pace,
si rivelò un animal alquanto perverso.

Ora non sentirete ciò che vi piace,
non udirete ciò che fa contenti voi,
perché anche il vento ora tace.

Francesca, era il suo nome, ma questo da tutti ben s’apprende,
sembrava una bella e buona persona,
ma il modo in cui mi trattò ancor m’offende.

Dopo ciò che fa, nessuno la perdona,
infatti lei ti salta addosso e ti stringe la gola molto forte,
e nemmeno se le dai un calcio ti abbandona.

Quando lo fece a me ero sicuro di stare molto vicino alla morte,
infatti anche la vista improvvisamente mi si spense,
e in un attimo furono chiuse tutte le porte.

Ma Virgilio mi privò immediatamente di quel dolore,
e ne fui molto felice,
ma avevo comunque bisogno di un dottore.

Il medico mi prescrisse una strana radice,
e mi disse: -Questa cura te la do con molto affetto.-
ma non racconterò il modo in cui ancor lo dice.

Questa fu l’ultima cosa che il buon guaritore mi disse,
-Non preoccuparti per questa siringa, di me abbia pietade-
Alla vista di quell’ago avrei voluto che quell’uomo morisse.
Ma caddi come corpo morto cade.

Quando aprii gli occhi ero dentro un grande regno,
Virgilio mi disse che era l’industria della purga,
allora di star lì mi sentivo assai degno.

Perché io usavo molta purga e ogni volta le chiedevo: -Fa che io resurga-
E così è grazie a lei che sempre libero sono,
fino a quando il sole surga.

-Caro Virgilio, la tua informazione per me è un dolce suono,
quindi dimmi per comperare questi farmaci quale devo seguire di sentiero?-
Lui mi rispose:-A Dà ma come si volgare,ma te perdono,

comunque dovemo seguì il sentiero de zaffiro,
e mentre stai ar cesso io te aspetto,
poi potemo annà a fasse ‘n giro.

Fortunatamente la prenotazione giornaliera non ho disdetto,
quindi datte una mossa e de sbrigatte vedi,
intanto ecco qua quello che te darà la purga, è sto omo col grosso petto.-

quello si presentò dicendo con una voce femminile: -Io son Manfredi,
e anche se mia madre non era imperatrice,
non capisco perché tu riedi.-
Risi per quella sua voce stridula, poi di farmaci ne presi trenta,
direi un numero abbastanza discreto,
perché altrimenti la mia scorta troppo vuota diventa.

Di andarmene di non fui lieto,
ma abbandonai quel posto con Costanza,
che era bella e non mi impose alcun divieto,
e mi permise di portare la purga che ancora adesso m’avanza.

Virgilio mi condusse in un luogo che mi parve santo,
era veramente un tesoro,
e lì, dovunque si sentiva qualche canto.

C’erano gli alberi di un dorato legno,
con i rami coperti di brillanti foglie
che mi chiesi se di star lì ero degno.

Ma l’attimo sempre si coglie,
così abbandonai il mio animo da poeta,
per farmi trascinare da quelle irrefrenabili voglie.

La mia anima era lieta,
di veder ad una ad una ogni fronda
che di desiderio ogni creatura asseta.

Vidi una prima anima poi una seconda,
e udii delle ammalianti voci,
che mi dissero: -Ehi vogliamo che tu ci risponda!-

Due ragazze, di due fiumi stavano alle foci,
ecco, era vera vita quella,
senza né preoccupazioni né croci.

Così quella sera ,
indossai un abito bianco
con una camicia nera,

Le due damigelle strinsi a me, ognuna su un fianco,
e solo allora vidi il sole,
che così non l’avevo visto unquanco.

Le due donne avevano un morbido petto,
che dalla scollatura risultava parecchio scoverto,
così mi abbandonai al loro angelico aspetto.

A tutto quel ben di Dio, sul mio volto si aprì un sorriso,
e decisi che mi sarei fermato lì, qualche annetto,
in quello che chiunque chiamerebbe Paradiso



 


soci AlboPress   Navigatori
e-mail:
password:
nome:
e-mail:



ARCHIVIO ARTICOLI
 
Parodia della Divina Commedia parte II
mar 07 set alle 13.10
visite 24 - commenti 0
Parodia della Divina Commedia ( un Dante donnaiolo) parte I
mar 07 set alle 13.04
visite 9 - commenti 0
Angelica
mer 02 giu alle 15.06
visite 326 - commenti 0
dubbio
mer 26 mag alle 14.50
visite 141 - commenti 1
6 maggio
mer 26 mag alle 14.40
visite 132 - commenti 1
un raggio di sole, mamma
mar 11 mag alle 21.23
visite 132 - commenti 0
Le mie riflessioni sulla giornata della lettura...
mar 04 mag alle 22.13
visite 112 - commenti 0
LABBRA D'AVORIO
mar 04 mag alle 22.12
visite 94 - commenti 0
AUGURI SOFIA!
mar 04 mag alle 22.11
visite 112 - commenti 1
LA CLASSE IIA DI SAN VITO ROMANO (filastrocca)
mar 04 mag alle 22.11
visite 104 - commenti 2
la diversità (tema)
mar 20 apr alle 18.50
visite 81 - commenti 0
la diversità
dom 18 apr alle 20.39
visite 66 - commenti 0
la fine
dom 18 apr alle 20.24
visite 50 - commenti 0
Papà
ven 16 apr alle 15.07
visite 91 - commenti 3
eccomi nei panni di una professoressa
gio 15 apr alle 19.40
visite 91 - commenti 1
la scuola che vorrei
mar 06 apr alle 15.18
visite 88 - commenti 2
dimenticarti
gio 01 apr alle 20.15
visite 73 - commenti 0
i need
lun 29 mar alle 19.43
visite 102 - commenti 0
un istante
mar 23 mar alle 20.27
visite 78 - commenti 1
una stella
ven 19 mar alle 20.29
visite 78 - commenti 1
1234