Italia, Padania e Nazionale
mer 23 giu alle 16.31 - visite 93 - commenti 2
L’ennesima alleanza siglata da Berlusconi con la Lega Nord alla vigilia delle elezioni dell’aprile 2008 risultò decisiva per la vittoria della “destra” sul Pd allora rappresentato dall’ex sindaco di Roma Walter Veltroni. Fu subito chiaro che il filo che raccordava il Pdl con gli uomini di Bossi era troppo resistente e vitale per la sopravvivenza del neonato governo per essere tagliato e che il Cavaliere si sarebbe tenuto stretto fino allo spasimo le simpatie del Carroccio pur di garantirsi la maggioranza a Montecitorio e scongiurare agli elettori un precoce ritorno alle urne dopo il fallimento del biennale governo Prodi. Così, oltre ad una massiccia presenza di esponenti della Lega nell’esecutivo (oltre a Bossi che è ministro delle Riforme per il federalismo anche Calderoli alla Semplificazione Normativa, Zaia che dal ministero dell’Agricoltura è passato alla reggenza del Veneto, e Maroni all’Interno), il popolo italiano assiste con forte preoccupazione alle dichiarazioni ribadite con convinzione negli ultimi giorni dal mondo leghista e che presumono di mettere in crisi l’unità nazionale. Aveva cominciato Bossi jr. : “ai mondiali non tiferò per l’Italia. Bisogna intendersi su che cosa significa essere italiano. Il tricolore per me identifica un sentimento di cinquant'anni fa”. Da un pluri-bocciato e rimandato due volte alla maturità è difficile aspettarsi affermazioni di uno spessore socio-culturale decente. Se poi a ciò aggiungiamo che il figlio del leader leghista è stato recentemente eletto consigliere regionale (il più giovane)della Lombardia ed incassa circa dodici mila euro al mese più annessi e connessi, la mia stima verso tutte quelle persone che si alzano quando ancora è buio per portare il pane a casa e mantenere la famiglia sale a dismisura. Con orgoglio, il rampollo di casa Bossi ha confidato di non essere “mai sceso al di sotto di Roma”. Peggio per lui se non è mai stato a Capri o Taormina, per citare solo alcune delle bellezze del Mezzogiorno d’Italia. Ma purtroppo la polemica di questi giorni riguarda anche la diatriba a distanza tra Bossi senior ed il presidente della Camera Fini. “La Padania c’è, esiste. E sono almeno in dieci milioni quelli pronti a battersi per difenderla”; se a quest’assurdità ricordiamo che nel 2007 il Senatùr aveva detto che “i fucili sono ancora caldi”, suscitando la deplorazione non soltanto del mondo politico bipartisan, ma anche dei cittadini italiani, allora bisognerebbe spiegare all’on. Bossi alcune cose. Innanzitutto che l’unità d’Italia non è un’invenzione, ma un Fatto Storico che trova nel 1861 la sua prima fase ufficiale e nel 1870, con la breccia di Porta Pia e la “presa” di Roma, la sua piena e completa attuazione; che esiste un Inno Nazionale scritto da Goffredo Mameli che, piaccia o non piaccia, esprime non soltanto retoricamente l’unione di una Nazione attorno alla sua Bandiera; che egli fa parte del governo che l’anno prossimo celebrerà solennemente il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: se non ci crede, se la crede fittizia, se non è degno di rappresentare tutti i cittadini italiani da Siracusa ad Aosta, che si dimetta allora. E, per concludere, non è certamente per colpa di Bossi pater et filius che la nostra Nazionale ha deluso nelle prime due gare del campionato del mondo e se Radio Padania tifa contro gli Azzurri francamente non ci interessa affatto. Speriamo però che il buon Bossi abbia ragione quando dice che la partita con la Slovacchia “è stata comprata”: data la condizione dei nostri atleti e le scelte ahimè poco felici del nostro commissario tecnico, mi sembra questo l’unico modo per passare il turno.