Fenomeno G. Manuale del Come diventare un idolo.
sab 05 giu alle 16.52 - visite 259 - commenti 1
http://www.youtube.com/watch?v=EVBsypHzF3U

Generazione x, raggi gamma, incognita y, punti anatomici “strategici” etc etc. Di nomi, aggettivi e denominazioni siamo abituati a sentirne da anni. Ma un “Fenomeno G” potrebbe sembrare a limite una fantascientifica scoperta o magari una futuristica formulazione nel campo della fisica. Sbagliato, non p così. Corporatura minuta, fisico longilineo. Altezza modesta, appena un metro e cinquantacinque. Viso carino ma non bellissimo, naso importante, capelli scuri. Non è una modella, e come potrebbe? Stando ai canoni della moda e alle critiche al vetriolo degli esperti di estetica una così non avrebbe futuro, almeno nel campo. Il fatto è che lei, del campo, delle critiche, dei canoni, dei pareri, se ne sbatte. Non si farebbe scrupoli a dirlo, figuriamoci a urlarlo o a cantarlo. Letteralmente. Anzi, è proprio grazie a questo, alla “mediatizzazione” della sua immagine, alla scalata iperbolica e improvvisa alle classifiche mondiali, allo sfarzo, agli eccessi, ai costumi improbabili e barocchi, alle coreografie postmoderne, che attira l’attenzione. Di tutti e per qualsiasi motivo. E’ diventata in non poco tempo un fenomeno vero e proprio. Musicale, estetico, sociologico, culturale. Strano –fin troppo- ma vero. La nuova icona del Pop, Lady Gaga, sbaraglia tutto e tutti. Musicisti, scenografi, stilisti, critici. Migliaia di pagine analizzano studiano, dibattono, apprezzano, dissentono. Su un qualche aspetto che la riguardi: dalla media che aveva a scuola, ai precedenti musicali –più rock che pop-, alle sue probabili nuove hit. E’ rilevante non solo per i milioni di fan che l’hanno già incoronata idolo al primo disco, ma per i giornalisti, gli artisti, i musicisti cultori di generi diversi. La curiosità è quella che porta a Gaga. Che porta all’ascolto dei suoi pezzi, alla lettura di articoli, alla valutazione dei servizi fatti e rifatti su di lei, sul suo staff, sulla sua corte di agenti, consulenti, tecnici, probabili boyfriend. Studio attento e mai avventato di scelte, uscite, parole, gesti.
. Lady Gaga col suo stile esagerato, il carisma, i paparazzi, le copertine, le perfomance estreme, i rotocalchi, conquista. Persone, animali, cose. E’ diventata icona, interfaccia di una intera generazione. Provava le coreografie dei suoi balletti fuori scuola. Ha cominciato come ballerina spogliarellista, è laureata. Prima era mora e i suoi esordi artistici erano ben che meno che pop: le prime esibizioni erano rock. Ora è biondo platino, icona di stile, tormento delle maison più caparbie del settore, musa ispiratrice di stilisti del calibro di Armani, nel suo impero mediatico non tramonta mai il sole: testimone ne è l’ultimo tour al cardiopalma in Giappone. Il suo pubblico è vasto ed eterogeneo quasi quanto il suo eccentrico guardaroba. Lancia ogni volta nuove sfide al buoncostume, al buongusto, alla musica stessa. Già il nome è tutto un programma. Di origini italiane, Stefani Joanne Angelina Germanotta, la nuova icona del pop conia il nome –come è intuibile- dal celebre brano dei Queen, Radio Gaga. Da qui lo spunto anche per chiedersi quali siano i suoi modelli, le sue preferenze e influenze artistiche. L’eclettismo dell’artista è riscontrabile anche in questo: si passa da John Lennon, ai Queen, da Madonna a David Bowie, a Micheal Jackson e così via. Il segreto della fama esagerata e del successo di Lady G comunque non è solo la solita scontata “costruzione” del personaggio, che pure ha contato e conta molto. E’ il carattere, e l’astuzia, l’accortezza del costruire e migliorare – sui generis – nel tempo lo stile. In ogni singolo aspetto. C’è chi giura che la nuova material girl superi la maestra Madonna. Certo le accomunano l’eccentricità di esibizioni, numeri, costumi che la “regina Madre” del pop sfoggiava soprattutto agli inizi della carriera. Ma Gaga non solo mostra fegato in esibizioni al limite della paranoia –per atmosfera, luci, balli, testi- ma anche per qualità artistiche che definiscono un artista tale, al di là del genere cui appartiene. Balla, canta, suona il pianoforte, si improvvisa dj. Disegna da sé abiti – all’inizio tagliava e cuciva i cestiti di scena- , studia coreografie, muove e fa muovere il suo corpo di ballo come fossero marionette in mano ad una succinta burattinaia. Ha recentemente portato a termine contratti importantissimi, collaborazioni e duetti interessanti: Beyoncè l’ha accompagnata nel trip di “Telephone” altra hit nel poker di successi –è il caso di dirlo- dell’Album “The Fame”. Chi pensa che il successo fulmineo sia anche brevissimo, forse dovrebbe studiare più a fondo il ginepraio di dettagli e dettami della stella nascente LG. La sua stessa immagine la precede. La fama la sovrasta. Mai titolo fu più azzeccato per un disco che oltre a far ballare migliaia di giovani di ogni parte del mondo sul dancefloor, essere il più scaricato, il più venduto, è quello d’esordio. E se si comincia così, è pur sempre vero che chi ben comincia è a metà dell’opera. E Gaga sta dipingendosi addosso una tela di successi, glamour, moda, arte, ben più vasti del classico, retorico, già visto personaggio evanescente, che deve il sorgere e il tramontare fulmineo al potere e al volere delle masse. Parola di scettica.
Eleonora Farina